mercoledì 29 novembre 2017

IN AULA.

Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 911 del 29/11/2017
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)

BIGNAMI (Misto-MovX). Signora Presidente, signore e signori Vice Presidenti, Vice Ministri, Sottosegretari, membri di questa Assemblea, onorevoli senatori, ma preferisco chiamarvi, semplicemente, colleghi, voglio ringraziare tutti coloro che ci hanno dato la piena fiducia e che mi - e ci - hanno riscaldato il cuore durante tutti questi anni di lavoro, silente e solitario, con le loro talvolta dure, ma sempre sagge parole, anche se durissime, come nel caso della ministra Anna. Voglio ringraziare coloro che mi hanno supportato e, certamente, spesso sopportato. Ringrazio coloro che erano amici e che si sono persi, ma grazie ai quali comunque sono qui. Ringrazio coloro che sono divenuti nuovi amici e anche coloro che ho ritrovato, grazie al comune sentire su temi comunemente condivisi e aggreganti. Grazie colleghi, a tutti voi veramente grazie, perché avete contribuito a rendermi forte nelle mie convinzioni, perché avete contribuito a spingermi oltre i miei limiti e oltre ogni ragionevole audacia, perché, in alcuni casi, insieme, abbiamo dimostrato che è vero che l'unione fa la forza.

Io, noi e voi abbiamo spinto il cuore oltre l'ostacolo e abbiamo dimostrato al Paese, e a quanti erano diffidenti, che unirsi attorno a temi veri, di interesse comune, era ed è possibile, oltre ogni differenza di colore e credo politico.

Tra tutti voi, ma senza con questo voler escludere nessuno, il mio grazie (in tal senso credo di interpretare un comune sentire di affetto di quest'Assemblea) va al presidente Zavoli, che mi ha sempre sostenuta. Non posso che ringraziare Aldo e Anna Cinzia che, dal primo ordine del giorno, hanno abbracciato questa causa mettendomi a disposizione anche le loro risorse.

Noi abbiamo dimostrato che fare del bene al Paese oggi è ancora possibile e non è una fake news.

Voglio ringraziare infine tutte le associazioni, le mamme e i papà che da fuori del Palazzo mi hanno dato la forza e il coraggio di andare avanti: #unaleggesubito su Facebook è un luogo dove trovarne molti. Vi invito a leggere le loro storie.

Colleghi, vi sono molte ragioni per cui oggi potrei usare l'«io» per rivendicare quanto fatto, ma io in quest'Aula sono nulla senza di voi. Quindi da questo mio discorso emergerà solo il «noi», non perché abbia deciso di non vedere i mille ostacoli che mi sono stati scientemente posti innanzi, non perché non voglia vedere chi vuole strumentalizzare, anche di fronte all'evidenza più palese che non si può fare campagna elettorale su questo tema, tantomeno non attribuirne il risultato alla sottoscritta e ai 133 colleghi che per primi hanno firmato l'iniziativa. Dalla tenacia con cui abbiamo perseguito e raggiunto questo obiettivo, emergerà solo un «noi», per due motivi: perché in una democrazia la parte si perde nel tutto e perché in politica, come nella vita, occorre saper perdonare. Ma anche perché migliorare se stessi e il mondo in cui viviamo passa e si concretizza nelle azioni che ognuno di noi compie ogni giorno, con il proprio lavoro e con il proprio talento.

Le disonestà intellettuali, le appropriazioni indebite non mi appartengono.

Quella che noi oggi abbiamo raggiunto in extremis in questo disegno di legge di bilancio, senza differenza di colore politico, è una conquista storica per il nostro Paese. Tutta l'Europa ce lo chiede e i nostri cittadini da più di vent'anni: parlo del riconoscimento della figura del caregiver familiare. Per risolvere un problema il primo passo è riconoscere che il problema esiste.

Ora rivolgo ai membri della commissione di bilancio uno spunto di riflessione: pensate alle ore che avete lavorato queste ultime settimane, giorno e notte: il vostro pensiero comune è stato quello di attendere la fine, la fine delle votazioni. Ecco, siete stati come dei caregiver con il testo della legge di bilancio. È stato un accudimento continuo, assiduo, rigoroso e tenace, ma siete stanchi, distrutti e portate sul vostro corpo i segni della stanchezza. Loro, i caregiver familiari non hanno una fine della sessione di bilancio, loro compiono questo lavoro non da settimane, ma da trent'anni e forse più. Trent'anni di lavoro duro, trent'anni passati a fatica, e loro non possono augurarsi la fine: sarebbe chiedere all'amato, alla persona cara, di venire meno e questo è impossibile.

Ecco come sono: sono vite di persone che non sono disabili. I caregiver familiari assistono i loro cari perché non sono in grado di prendersi cura di sé e non sono in grado di assolvere ai propri bisogni primari. Queste persone li assistono tutto il tempo, privati del diritto al riposo e del diritto alla salute. Come li definisco da sempre, sono innocenti agli arresti domiciliari. Loro non hanno scelto di compiere questa missione, non sono volontari. Loro sono incatenati ai loro assistiti, alle loro abitazioni, spesso rinunciano persino al lavoro o lo perdono per dedicarsi al loro ruolo di cura. Questi eroi, a cui lo Stato sino ad oggi ha negato anche il solo riconoscimento del nome, oggi esistono.

Potrà non piacervi il termine inglese, magari difficile da dire per qualche mezzobusto del TG, ma loro sono i caregiver familiari.

Noi abbiamo reso possibile questo primo imprescindibile passo: riconoscere i caregiver familiari e porre un capitolo di spesa nel bilancio dello Stato - anche se si tratta di poche risorse - con 20 milioni di euro per anno nel triennio 2018-2020. Certo, non sono molti soldi, ma ci sono e serviranno a finanziare solo iniziative legislative che entreranno nel merito: chi fa la divisione del totale per un numero, probabilmente non ha letto il testo. Abbiamo il Fondo, abbiamo una definizione precisa e puntuale che non lascia spazio ad interpretazioni di fantasia e riguarda una platea di milioni di persone che si prendono cura del loro congiunto. Ecco, quelle leggi cui ci si riferisce nell'emendamento approvato all'unanimità, con le firme di tantissimi di noi e di tutti i Capigruppo - mi dicono che sia la prima volta in questa legislatura e un po' me ne compiaccio - devono guardare a quella figura che ora noi riconosciamo come caregiver; devono definire le priorità con cui potranno accedere ai benefici loro riservati in ragione della gravità e durata della malattia del loro assistito, per poter soddisfare i molti bisogni sinora negati.

Tra questi penso alle necessità occupazionali, perché molte di queste persone rinunciano alla propria realizzazione professionale perché devono dedicarsi alla cura del loro caro; rinunciano al diritto alla salute perché, per accudire il loro caro, che non possono lasciare solo, rinunciano a curare se stessi, così come rinunciano al diritto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Per coloro che lavorano e hanno parenti ammalati, infatti, la vita spesso diviene un inferno e il rischio di essere ingiustamente licenziati è sempre altissimo, grazie anche alle misure adottate in questa legislatura che hanno annullato i diritti dei lavoratori: basta guardare alla vicenda della mamma sola con due bambini, di cui uno disabile, licenziata recentemente da Ikea.

Penso alla possibilità di lavorare realmente da casa, con il telelavoro, al diritto ad una pensione dignitosa attraverso una contribuzione figurativa per coloro che non hanno mai potuto lavorare: non coloro che non hanno lavorato, ma coloro che non hanno mai potuto lavorare o hanno rinunciato al lavoro per assolvere al loro ruolo di cura. Penso al diritto di andare in pensione prima degli altri, perché fare il caregiver familiare accorcia la vita anche di diciassette anni, come ha dimostrato Elizabeth Blackburn.

Insomma, tutto questo e altro potrebbe trovare soluzione in quei provvedimenti di legge previsti dalla norma approvata in Commissione che sarà confermata da quest'Aula, provvedimenti di legge che il Parlamento è chiamato a fare. Noi ne abbiamo uno fermo in Commissione lavoro - e qui rivolgo un appello al presidente Sacconi - che potremmo approvare in breve tempo, in sede deliberante, in entrambi i rami del Parlamento. Possiamo rinnovare il sistema del welfare.

Molte iniziative non sono onerose, ma potrebbero modificare sostanzialmente la vita di queste persone. Non vogliono soldi, vogliono diritti negati. Per questo ribadisco il mio appello al presidente Grasso, alla presidente Boldrini e al presidente Mattarella, perché ci consentano di chiudere questa legislatura approvando dei provvedimenti che non sono divisivi, come possono essere altri, e che ci permettano di lavorare e di dare il via libera ad una legge quadro sui caregiver che, come dimostrato in Commissione bilancio, ha saputo unire tutti, nessuno escluso, anche i più scettici che hanno atteso il voto per sottoscrivere l'emendamento, ai quali pure va il mio grazie.

Devo lasciare a voi, voi che tornerete su questi scranni, un appello: non dimenticatevi dei caregiver, di coloro che da fantasmi si alienano per un compito gravosissimo, che è un risparmio assolutamente dimostrato per le finanze pubbliche: mandiamoli in pensione, riconosciamo questo lavoro di cura con contributi figurativi, non lasciamo che muoiano, come la mia amica Vittoria, come Sabrina e come molti altri, senza avere risposte per sé e per il futuro dei propri cari. Diamo il dovuto a queste persone.

Alcune cose potete farle già alla Camera, voi che vantate grande successo e che avete qualcuno che vi rappresenta nell'altro ramo del Parlamento. Concedete ai caregiver familiari di poter fruire dell'APE senza attendere i sessantatre anni di età, ma con il solo requisito dei trent'anni. Concedete ai caregiver familiari il riconoscimento di un lavoro usurante, calcolando i diciassette anni di cui ho detto.

Concludo oggi il mio ultimo intervento di questa legislatura con un voto chiaramente contrario, perché il voto di fiducia è sempre un voto politico, ma con l'esempio e la dimostrazione che la politica può essere diversa: la politica può essere aggregante e può essere anche l'occasione per una senatrice per caso, sola, ma determinata, di mettere un mattoncino anche in una legislatura sciagurata come questa e, nonostante tutto, degna di essere ricordata per quanto abbiamo fatto per i caregiver. (La senatrice Bignami dà segni di commozione. Applausi).

Ciò rende tutti noi fieri di poter dire che abbiamo fatto qualcosa, un piccolo passo, ma qualcosa; un segno che, volendo, si possono iniziare a risolvere i problemi di tutti. Sì, i problemi di tutti, ricordiamolo: non i problemi dei poverini, non quelli degli sfortunati, perché nella vita o si cura o si è curati. Quindi, quello che abbiamo fatto ora sarà anche per noi, lo stesso «noi» che, salutandovi ringraziO. (Applausi).

2 commenti:

  1. un applauso non è sufficiente, un abbraccio

    RispondiElimina
  2. giu' il cappello per la Senatrice Bignami..e anche qualche lacrima.

    RispondiElimina