sabato 25 aprile 2020

25 Aprile 2020. Gli Italiani riscoprono la Costituzione ogni volta che viene attaccata..



Gli Italiani riscoprono la Costituzione ogni volta che viene attaccata. Ma i virus non attaccano le Costituzioni, attaccano i più deboli e gli ultimi, che le Costituzioni dovrebbero difendere.



Nel 2015, Hans Rosling, medico-statistico e accademico svedese, scriveva:
 
[..] ho spiegato come nel 2014, io sia stato troppo lento a intuire i rischi dell'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale. Li compresi solo quando vidi che la linea del la tendenza stava raddoppiando. Anche in quella situazione ne urgente e spaventosa, tuttavia, ero determinato a imparare dagli errori passati e ad agire in base ai dati, non sulla spinta dell'istinto e della paura.
[..] Quando i normali servizi sanitari iniziarono a vacillare sotto il peso dell'esigenza di combattere il virus e a sottrarre risorse alla cura di altre malattie mortali, crebbe il numero di decessi dovuti a cause diverse da Ebola. Anche molte di queste morti furono classificate come «sospette». Cosi la curva crescente dei casi sospetti si ingigantì sempre di più e ci disse sempre meno sulla tendenza dei casi effettivi e confermati.
Se non si riesce a misurare i progressi, non si capisce se le misure adottate funzionino. [..]
“I veri esperti di malattie infettive concordano che un nuovo resistente tipo di influenza è ancora la minaccia più sinistra per la salute globale. La ragione: le vie di trasmissione della malattia. Il virus vola nell'aria su minuscole goccioline Una persona può salire su un vagone della metropolitana e contagiare tutti i passeggeri senza che si tocchino tra loro, o senza che tocchino lo stesso punto. Una malattia trasportata dall'aria come l'influenza, con la capacità di diffondersi molto rapidamente, è ancora più pericolosa per l'umanità di patologie come Ebola o l'Aids. In parole povere, vale la pena fare qualunque sforzo per proteggerci in ogni modo da un virus che è altamente trasmissibile e che ignora ogni genere di difesa.

venerdì 3 aprile 2020

Aprile 2020. Stai provando cosa significa essere relegati in casa. Vuoi dare una mano ai caregiver familiari???


Partecipa anche tu alla campagna video per i non caregiver familiari. Registra il tuo video della durata massima di un minuto e 20 secondi! Poi giralo su twitter @disabilitydivi1, grazie!

TESTO:

Sono nome e cognome

non sono caregiver familiare

ma potrei anche diventarlo per i casi della vita, quindi chiedo al Governo e al Parlamento di esaminare subito i disegni di legge 1717 del Senatore Andrea Cangini e 2382 dell'on. Mara Carfagna.

Chiedo a tutti i senatori che hanno messo la loro firma sull'inutile e dannosa proposta di legge 1461 a firma della Sen. Simona Nocerino di ritirare la loro firma e di sostenere, firmandola, la proposta di legge 1717 perché è la sola che garantisce un vero sostegno economico ai caregiver familiari!

Occorre fare presto e bene, la politica non si scordi di loro.

L'Italia sta attraversando la crisi sanitaria dettata dall'emergenza del corona virus, me ne rendo conto, ma il lavoro di cura dei caregiver familiari non si ferma ed in questo momento è aggravato dalle restrizioni alle assistenze di carattere sociale su cui loro e i loro figli con disabilità fanno affidamento e organizzano la loro vita quotidiana.

Lo Stato non li lasci soli.

La politica prenda atto che questa è una richiesta da parte di un cittadino ed elettore, solidale ai tanti caregiver familiari che svolgono una funzione sussidiaria a quella, spesso inesistente, dello Stato.

giovedì 2 aprile 2020

2 Aprile 2020 - Giornata mondiale per l'Autismo.



Ricevuta da Stefano Giannessi.

"Le giornate celebrative sono inutili e anche fastidiose, molto fastidiose, perché la maggior parte
della sedicente informazione è convinta che invadendo le reti e la stampa di penosi siparietti a lieto
fine con personaggi improbabili, una via di mezzo tra Rain Man e gli angioletti dell’albero di
Natale, si possa considerare in questo caso onorata la giornata per la consapevolezza sull’autismo
(che poi qualcuno mi spiegherà a chi è venuta in mente una simile dicitura).
Io invece vorrei trasformare questa inutile giornata in un momento di protesta, articolata su più
livelli. L’epidemia da coronavirus ha catapultato l’intera società in una situazione che noi famiglie
di persone disabili e autistiche in particolare conosciamo molto bene. Diciamo pure che il 41 bis è
per noi da anni pane quotidiano, che la quasi totale mancanza cronica di socialità non è ascrivibile
ad un nostro essere orsi o a voler rifiutare ricche occasioni conviviali di gruppo. E’ proprio che a
noi non ci si fila nessuno dei cosiddetti “normali”. La maggior parte delle volte che riusciamo a
organizzare una pizza, un’uscita, un’occasione di svago, lo facciamo tra di noi, con i nostri figli che
hanno ciascuno le proprie problematiche e quindi restiamo ancora una volta confinati in un limbo di
disabilità, mentre l’integrazione, per la quale ci spendiamo da anni, sarebbe la via migliore non solo
per i nostri figli, ma soprattutto per i cosiddetti “normodotati” per non parlare del fatto che è il fine
ultimo del percorso di una persona disabile all’interno della società, sancito anche dalla
Costituzione. Quindi per noi la quarantena non costituisce una novità, ma può decisamente
aumentare i comportamenti problema, l’ansia, le reazioni violente all’incepparsi delle rassicuranti
routine alla base della vita delle persone autistiche. Cosa fare? Con grande fatica e bussando a tutte
le porte abbiamo avuto il permesso di poter portare i nostri figli a passeggiare “nei dintorni
dell’abitazione”
per lo stretto necessario. E’ come se a un animale in gabbia gli si costruisca una
ulteriore gabbia all’interno della precedente, ma sempre meglio di niente. Nulla però è gratis, per
usufruire di questa opportunità è necessario munirsi di una documentazione che farebbe impallidire
l’archivio di Stato: documento di riconoscimento di disabile e accompagnatore, autocertificazione
dell’accompagnatore, documentazione attestante la disabilità, ulteriore certificato del medico di
famiglia che raccomanda l’uscita onde evitare comportamenti violenti e stati d’ansia, eventuali
delibere regionali, comunali, municipali aggiornate perché le forze dell’ordine preposte non sono
state informate. Per non parlare degli insulti rivolti via finestra nel vederci passare. A questo
proposito a qualcuno è venuta la brillante idea di munire le persone autistiche di un segno di
riconoscimento, un nastro blu che aiuterebbe ad evitare il facile insulto. Come dire: mettetevi un
marchio così siete identificabili, cosa già vista in altri tempi e di triste memoria, intollerabile pratica
mortificante anche perché vi do una notizia: i nostri figli sono autistici, non scemi e capiscono e
sentono molto più di quanto voi pensiate. Mi pare che abbiamo già un cammino abbastanza irto di
difficoltà, mortificazioni, frustrazioni e ingiustizie per aggravarlo con ulteriori iniziative imbecilli.
Sempre nell’ambito del periodo straordinario che stiamo vivendo, la cosa più macroscopica è stata
ed è la totale assenza di misure economiche e di sostegno alla categoria dei disabili e loro famiglie.
Mi pareva di aver sentito dire e ripetere da tutti: “Nessuno sarà lasciato solo”, invece cari miei vi
annuncio che noi lo siamo. Chiusi i centri diurni, assistenza domiciliare sospesa se non per cause
tecniche, per paura o scarsa fiducia di profilassi, visto che viviamo nel terrore che accada ai nostri
figli o a noi di beccarci il virus, nel qual caso che fine faremmo entrambi, essendo di fatto
indivisibili? Nessuno ci ha spiegato i protocolli se questo si verificasse, nessuno ci ha raccontato
quanti disabili sono morti, quanti guariti, come siano stati curati, come assistiti. Nessuno ci ha
telefonato per sapere se avevamo bisogno di qualcosa, dando per scontato che siamo abituati a farlo
da sempre. Nessuno ha avuto la decenza di ricordarsi di noi, nessuno ha stanziato un centesimo per
noi forse perché sanno che siamo abituati a essere ignorati. Perché non siamo una categoria con potere contrattuale, perché la maggior parte delle persone pensa che siamo dei parassiti della
società
, che viviamo grazie alle tasse pagate da altri, perché ancora gira il concetto che un disabile è
un peso e un essere inutile per la società, ignorando le capacità che i nostri figli hanno, la
sensibilità, la voglia di vivere, non vedendo le nostre vite che passano nel frenetico tentativo di
assicurargli un domani senza di noi, sapendo lucidamente di non poterci aspettare un aiuto adeguato
da questo Paese, con l’incubo di saperli chiusi in una struttura a lunga degenza come quelle dove è
in atto l’ecatombe da coronavirus e non solo perché i pazienti sono anziani.
Alla luce di tutto questo vi sfido a trovare nella giornata di oggi e in tutte le altre ipocrite giornate
un senso. Tenetevi le vostre luci blu, i siparietti edificanti, i fenomeni da baraccone e la carità
pelosa di un giorno così come vi tenete stretta una normalità che di normale non ha nulla. Per noi è
un giorno come un altro
, faticoso, in salita, al fianco dei nostri figli che meriterebbero un Paese
migliore, una società migliore tutti i giorni dell’anno."

Irene Gironi Carnevale

sabato 22 febbraio 2020

No al taglio dei Parlamentari. A malincuore, a fatica, ma convintamente NO.


La sfida referendaria
di Felice Besostri

In Italia vige una norma costituzionale senza pari in Europa: «La sovranità appartiene al popolo».
Ma essa così prosegue: «che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». In una
democrazia rappresentativa, socialmente orientata, con forma di governo parlamentare, le forme
principali in cui la sovranità viene esercitata dal popolo sono le elezioni parlamentari e i
referendum, assieme alle elezioni amministrative per quanto riguarda Regioni e Comuni e un tempo
le province, che non sono state abolite: si è abolita la democrazia del voto popolare diretto nelle
province. Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni ( e non Province Autonome) e Stato sono
le articolazioni istituzionali elettive rappresentative, che secondo l’’art. 114 Cost., che costituiscono
la nostra Italia, una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
Il popolo in quanto corpo elettorale è un potere dello Stato comunità, perché esercita la sovranità e
perché da esso traggono legittimazione tutti gli altri poteri. Tuttavia, nell’esercizio del proprio
potere il popolo incontra un limite invalicabile, costituito dalla Costituzione e dai suoi principi. Ad
esempio, la Carta fondamentale definisce le leggi elettorali come leggi ordinarie, ma di una
categoria speciale, perché all’art. 72 vengono accomunati «i disegni di legge in materia
costituzionale ed elettorale» prescrivendo che la loro approvazione rispetti particolare procedure
garantite. Una norma alle quale i voti di fiducia sulle leggi elettorali Italikum e Rosatellum hanno
inferto ferite non ancora rimarginate.
Nella nostra carta fondamentale, dunque, è presente una chiara indicazione contro ogni
degenerazione plebiscitaria e populista, nelle quali il richiamo continuo al popolo diventa lo
strumento per negare o limitare i diritti democratici fondamentali del popolo stessi. Invece di voler
dare la voce al popolo, che in democrazia se la prende da solo, bisognerebbe restituirgli il diritto di
voto, che gli è stato rubato nel 2005 con il famigerato Porcellum e mai più restituito, anzi il furto è
stato consolidato con il Rosatellum, che con la legge 51 del 2019 è stato reso applicabile anche al
Parlamento drasticamente ridotto. Concordo con la professoressa Alessandra Algostino, quando
scrive che “La previsione di una riduzione così drastica del numero dei parlamentari incide sulla
rappresentanza, sulla sovranità popolare e sulla democrazia sotto diversi aspetti” e che “Riducendo
il rapporto fra cittadini e parlamentari, si incide sulla rappresentanza, sia da un punto di vista
quantitativo sia da un punto di vista qualitativo”. Infatti, secondo la Costituzione è pacifico che
“L’Italia è una Repubblica democratica”(art.1.1), nella quale “La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita“ (art.1.2), come corpo elettorale partecipando all’elezione di un Parlamento, in cui
ogni suo membro “rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di
mandato.”(art.67).
Già, perché nel frattempo la riforma Quagliariello/Calderoli per il taglio dei parlamentari, che
implica la revisione costituzionale degli articoli 56, 57 e 59 della Carta, e porta il numero dei
deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, è stata approvata dal Parlamento. Essa ha
avuto impulso con la prima approvazione in Senato il 7 febbraio 2019 per concludersi con la
seconda approvazione nella stessa Camera l’11 luglio 2019. Cinque mesi per una riforma
ordinamentale, molto più devastante di quanto i tre articoli toccati potrebbero lasciar immaginare.
Senza la coraggiosa iniziativa di 71 senatori, che entro tre mesi dalla approvazione della legge in
Parlamento hanno formulato la richiesta - come previsto dalla Costituzione all’art. 138 - di indire un
referendum confermativo, la riforma sarebbe già entrata in vigore.
L’unica altra possibilità per respingerla, in caso di assenza di referendum confermativo, sarebbe
stata quella di un intervento del Presidente della Repubblica, che può optare per un rinvio motivato
di una legge alle Camere, come previsto dall’art. 74 della Costituzione. Ebbene, un motivo al quale
il Presidente Mattarella avrebbe potuto fare riferimento c’è. Trattasi della nuova formulazione del
terzo comma dell’art. 57 della Carta fondamentale, come previsto dal testo approvato in
Parlamento. Tale formulazione, come vedremo al termine del nostro ragionamento, è palesemente
incostituzionale.
Partiamo innanzitutto dal testo della Costituzione. Ad oggi, l’art. 57 comma 3 recita: «Nessuna
Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta
uno». Secondo la modifica costituzionale fortemente voluta dal M5S, esso verrebbe così
riformulato: «Nessuna Regione o Provincia autonoma può avere un numero di senatori inferiore a
tre; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno».
Nel progetto di riforma vengono dunque equiparate le Province autonome alle Regioni al fine
dell’attribuzione di un numero minimo di senatori ridotto da 7 a 3. Un escamotage per favorire il
Trentino-Alto Adige, per sottrarlo - pur senza mai senza nominarlo esplicitamente - al destino
generalizzato di una riduzione del 36,50% della rappresentanza. Difatti è l’unica Regione del
gruppo beneficiario del precedente numero minimo di 7 senatori a subire la riduzione di un solo
seggio (potendo contare su due Province autonome al suo interno meritevoli ognuna di un minimo
di 3 senatori), una diminuzione della rappresentanza corrispondente al 14,28%, mentre il numero
minimo di senatori per le altre Regioni (Molise e Val d’Aosta esclusi) è stato ridotto del 42,85%.
Sia chiaro, per sollevare una questione di costituzionalità la legge 83 del 1957 richiede soltanto che
essa non sia «manifestamente infondata». A questo proposito dobbiamo ricordare che l’art. 57 della
Costituzione, nella parte in cui indica che il Senato sia eletto «a base regionale», non è stato
modificato. Inoltre, l’assegnazione dei senatori continuerebbe ad essere effettuata «in proporzione
alla popolazione», delle Regioni e ora anche delle Province autonome. Questi elementi resterebbero
intatti.
Ma, questo è il punto, a differenza dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane, delle
Regioni e dallo Stato, le Province autonome non sono parti costitutive della Repubblica, come si
evince dall’art. 114 della Costituzione, che evita proprio di menzionarle.
Inoltre, la presenza di una minoranza tedesca nella Provincia di Bolzano non giustifica certo un
trattamento preferenziale perché le minoranze linguistiche friulane e sarde - ad esempio - sono
molto più consistenti, e ad esse viene riconosciuta la medesima tutela in norme statutarie o di
attuazione dello Statuto speciale. E ancora: Calabria, Sardegna, Marche, Liguria, Abruzzi e Friuli-
Venezia Giulia sono tutte più densamene popolate di Trentino-Aldo Adige (1.072.276 abitanti ad
inizio 2019, dati Istat), ma avrebbero un minor numero di senatori o tuttalpiù pari, come accadrebbe
per la Calabria (1.947.131 abitanti), che ospita quasi il doppio degli abitanti della Regione
settentrionale favorita dalla riforma. Per questi motivi la violazione degli articoli 3 («Tutti i cittadini
hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge»), 48 («Il voto è personale ed eguale») e
51 («Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza») della Costituzione pare di solare evidenza. È per questo che il taglio dei Parlamentari non deve entrare in vigore. Il modo più semplice è votare un bel NO.
L’esito non è scontato, se ci sarà condizione di parità per argomentare nei mezzi di comunicazione di
massa. Ogni NO è un mattoncino per la costruzione di una sinistra costituzionale, che nel nome di
Matteotti, Gramsci, Gobetti e dei Fratelli Rosselli sia argine al nazionalismo xenofobo e presidio
intransigente e riformatore della democrazia.